Verano : un museo a cielo aperto
PASSEGGIATA NELLA MEMORIA da “La gazzetta dell’antiquariato” anno 2004
Lasciando da parte le remore psicologiche, si può andare alla scoperta di un’esposizione permanente di opere d’arte che appartengono agli stili più vari, dal neoclassicismo al liberty ed oltre: il Cimitero del Campo Verano, uno dei “parchi urbani” della città di Roma, esteso su una superficie di 80 ettari.
Esso è uno dei cimiteri monumentali europei, sorti nell’Ottocento in prossimità delle città, spesso in zone verdi, a seguito dell’editto di Saint Cloud (1804), legge napoleonica relativa al seppellimento dei cadaveri fuori dei centri abitati per ragioni igieniche.
Le origini del Cimitero del Verano sono attribuibili all’amministrazione francese di Roma che, nel 1811, provvede ad un primo assetto dell’area. Nel 1847 il Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, nominando il Comune di Roma ente organizzatore del nuovo cimitero, dà inizio alla costruzione. Nel 1852 l’architetto Virginio Vespignani, Accademico di S.Luca, viene incaricato di seguire i lavori e contemporaneamente del restauro della Basilica di S.Lorenzo fuori le mura; i suoi interventi sono la realizzazione del Quadriportico con la Chiesa dei S.Maria della Misericordia e la sistemazione del Pincetto.
Nel 1883 l’architetto G. Ersoch è autore del nuovo progetto di sistemazione ed ampliamento che prevede la realizzazione di una sezione per la sepoltura degli ebrei, le zone riservate ai reparti acattolico e civile, la decorazione del Pincetto Nuovo con il Viale delle Cappelle e la costruzione del serbatoio dell’Acqua Marcia.
La configurazione attuale è successiva al bombardamento del Quartiere San Lorenzo (1943), in cui il Verano subì danni localizzati in tre aree : l’ingresso monumentale con il Quadriportico ed il Pincetto, gli uffici della direzione e la zona davanti al Sacrario Militare.
Il percorso d’arte
Oltrepassato l’ingresso monumentale (1), realizzato su progetto di V.Vespignani, a tre fornici sottolineati da quattro statue femminili su massicci podi e con due torri quadrate come terminali, si percorre il viale di ingresso (2) giungendo al Quadriportico (3).
Qui ha inizio il nostro percorso attraverso alcuni esempi rappresentativi selezionati nella ricca testimonianza offerta da più di trecento sepolture di interesse storico-artistico sparse nel Parco del Verano.
Questo “chiostro” rettangolare circondato da un porticato con volte a crociera su colonne doriche, propone una gerarchia di sepolture: le persone illustri sotto le arcate, i meno importanti nell’area centrale suddivisa in quattro rettangoli eguali. Di particolare interesse, nell’arcata angolare VII-VIII è il monumento a Tommaso MINARDI (1787-1871), pittore rappresentativo del panorama artistico romano del XIX° secolo, grazie al quale si affermò a Roma la pittura purista (4). La scultura in marmo è opera di Luigi Fontana, suo allievo, che lo raffigura seduto nell’intento di disegnare, vestito in abiti contemporanei, come uso della ritrattistica borghese.
Nella XXXII arcata si può ammirare la tomba FUMAROLI (5), decorata con elementi in ghisa ed arricchita dalle opere di Filippo Severati: i bei ritratti ovali in smalto.
Essi sono parte di una serie di 250 ritratti (6) realizzati a metà dell’ottocento dal pittore per arricchire diverse sepolture del Verano; la tecnica con cui sono stati eseguiti è sostanzialmente sconosciuta, ed è forse questo il mistero del loro splendido stato di conservazione. L’autore su ciascuno di essi al di sotto della sua firma scriveva “dipinto in ismalto su lava”. Si servì probabilmente della fotografia come ausilio nel riprodurre tanto minuziosamente le figure ritratte in tondi ed ovali.
Salendo per il Viale a Serpa si trova la tomba di famiglia SNEIDER-GNACCARINI (6) realizzata in stile neoclassico dallo scultore Filippo Gnaccarini (1804-1875), allievo del Canova e di Albert Thorwaldsen. La struttura ricalca l’esempio canoviano della tomba Volpato ai S.S.Apostoli, una lastra rettangolare con basamento, sormontata da un timpano attico, raffigura una immagine femminile ed un genio alato che piangono sull’urna cineraria. Nel mezzo del timpano è stato inserito un tondo in terracotta smaltata con una Madonna.
Il Viale a serpa e la Rampa Caracciolo conducono alla zona più ricca di testimonianze artistiche e storiche: il Pincetto (II). Al termine del Viale emerge la mole in travertino della cappella ANTONELLI (7), opera dell’architetto Agostino Mercandetti; nel retrostante riquadro 31°, si incontra la tomba CASTELLANI (8), decorata a mosaico con tessere dorate e colorate, dove è sepolto Giovanni Castellani (morto nel1907), un’artista che diede grande impulso all’arte vetraria di Murano.
Nel riquadro 28° si trova la cappella MONTEVERDE in forma di tempietto aperto su tre lati, all’interno è conservato “l’Angelo del Dolore” (9) datata 1891, opera di Giulio Monteverde (1837-1917), scultore di grande successo nell’Italia postunitaria. Il suo studio in P.zza Indipendenza n°6 (Villino Monteverde) era meta di illustri visitatori, su un comignolo del villino era visibile una copia dell’opera “Genio di Franklin”, dove lo scultore stesso l’aveva posta.
Nel Piazzale Circolare, nel 1°riquadro, in un gruppo interessante di opere coeve, incontriamo la cappella CALDERAI (10), realizzata interamente in travertino con gruppi scultorei e con l’ingresso incorniciato da un magnifico bronzo di dimensioni enfatiche di Pietro Piraino (1878-1950), scultore di origine siciliana, che lavorò anche in campo internazionale; sul retro nella parte alta una bella vetrata floreale con motivo a rose, riproposto sulla porta d’ingresso alla cappella, a firma A.Ronconi. Al 4°riquadro si ammira la cappella BARBAVARA DI GRAVELLONA (11), opera dell’arch. Corrado Cianferoni. Un parallelepipedo rastremato con tre fronti elegantemente decorati in stile liberty, con figure femminili e motivi floreali. L’architettura di questa cappella porta alla memoria i templi maya che furono già di ispirazione per il grande architetto americano Frank Lloyd Wright (1869-1959)
Passati nel Pincetto Nuovo è visibile la tomba SEVERATI-BARBARO (12), in cui il già citato Filippo Severati si è raffigurato con la tavolozza dei colori in mano. Quest’area con lo schema rigido a riquadri regolari è organizzata intorno al Viale dei Platani ed alle ortogonali Viale della Marina e Viale delle Cappelle; qui si trova la cappella di ETTORE XIMENES (1855-1926). I suoi prospetti disegnano ciascuno una grande croce con al centro una ghirlanda in rilievo (13), i bracci verticali sono sormontati da spioventi che convergendo al centro formano un coronamento sormontato da un braciere. La parte basamentale è trattata a bugnato con una porta in ferro battuto decorata da rose, sul fronte principale un bassorilievo raffigurante la morte che accoglie tra le braccia due figure nude, opera dello stesso Ximenes, cui è attribuita anche l’architettura della tomba.
Giunti nel nostro percorso artistico ideale ai primi anni del novecento, non si può concludere senza citare alcune opere di Duilio Cambellotti che arricchiscono le cappelle BERNABEI (riquadro 139 nella Piazzetta delimitata dai riquadri 133 e 134) – tre vetrate con gruppi di angeli realizzata nel 1918 (14), FRANCHI – vetrata L’Angelo delle tenebre (1921), PETRUCCI vetrata con angelo (1921), TORLONIA – vetrata L’Addolorata, esposta alla Seconda Mostra della Vetrata in San Salvatore in Lauro (1921), e poiché la ricchezza dei luoghi è tale da richiedere uno spazio più esteso di quello che abbiamo, l’invito al visitatore è di lasciarsi catturare dalla curiosità.
- Bibliografia
Il cimitero monumentale, G.Ginex e O.Selvafolta, Silvana Editoriale
Guida ai cimiteri d’Europa, F.Giovannini, Stampa Alternativa
Il Verano percorsi della memoria, a cura di Luisa Cardilli, Fratelli Palombi Editore
Il Verano un museo nel verde per Roma, A. Del Bufalo, Edizioni Kappa



